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Riportiamo di seguito una galleria di immagini che testimoniano la calorosa, graditissima e sorprendente accoglienza che gli amici "rocchini" del G.F. "La Rocca", circolo fotografico di Castenaso (BO) con il quale siamo "gemellati", ci hanno riservato nell'incontro del 30 maggio 2010.

Giornata piacevolissima, allegra e spensierata, grazie anche ad un'ottima cucina e partecipazione numerosa.

Ringraziamo in particolare il Sindaco e l'Assessore alla Cultura di Castenaso che ci hanno onorato della loro presenza, accogliendoci di persona al nostro arrivo alla sede del G.F. "La Rocca".

Ecco quindi le varie immagini della spiritosa accoglienza offertaci dagli amici fotografi che, grazie anche ai loro travestimenti, hanno arricchito di molti spunti fotografici la nostra visita alla rocca di Dozza, prestandosi a farci da modelli.

Ancora grazie.

Paolo Fichera

Americans di Robert Frank".... Vrumm, trovati un passaggio dopo il più veloce dei treni merci, supera il fumo, trova le cosce, spendi la moneta, molla gli ormeggi, bacia la stella del mattino nel bicchiere del mattino-folle strada che spinge gli uomini avanti.
I ghirigori a mattina del nostro più remoto desiderio si sono incontrati nel viaggio verso l'orizzonte, la nuvola curiosa oscura le pagine di una distanza ineffabile, le nuvole pecore nere abbarbicate in parallelo sopra l'asfalto da cui sale il vapore ...."

Potrebbe essere l'inizio, la fine, il "mentre" di un viaggio immaginario attraverso l'America degli anni Sessanta, parole o frasi che, compresse all'interno di un juke-box, si liberano nell'aria fumosa e alcolica di chissà quale locale da pochi soldi in chissà quale città.
Parole che sanno di jeans massicci indossati sicuramente anche dal Presidente di questo Paese o dallo spazzino di questo Paese.
Parole dolcemente tristi uscite dalla bocca sorridente della Monroe o dal pianto disperato di un "ragazzo" col fucile, in una Saigon che sa di napalm.
"Pezzi" di un blues "negro" suonato sui cigli di terra rossa di una strada della Louisiana. (Il blues viene dal culo del mulo: "Oggi puoi avere il blues anche seduto al ristorante o in un hotel. Ma il blues è nato camminando dietro a un mulo ai tempi della schiavitù" - Bukka White)
Parole in bianconero, stridente contrasto delle metropoli di luci riflesse, di gente veloce, di auto lente e imprecanti, di suoni tra i grattacieli altissimi per arrivare chissà dove ......
Parole forse "ascoltate" o "pronunciate" da un meticcio di Albuquerque, da un irlandese di New York, da un francese di New Orleans o da un siciliano di Little Italy. Strana questa cultura intrisa da tante lingue, contaminata da tante culture, adagiata su un sedile di una grande macchina che sembra andare sempre velocemente avanti travolgendo, a volte, tutto e tutti, un'auto che non ha "retromarcia".
Questo è ciò che ho pensato e ho visto nelle foto di Robert Frank accompagnate "sulla strada" dalla magnifica introduzione di Jack Kerouac. Un libro fotografico che, secondo me, non può mancare nei nostri scaffali e, se fosse possibile, potrebbe magari trovare un posto permanente anche nella nostra mente ...
Immagini bellissime di un paese di tremende contraddizioni, di un amore "onestamente" viscerale di questo fotografo svizzero e di un poeta "immensamente maledetto".
Che struggentemente hanno saputo vedere "questa" America.
Ah, il titolo è "Gli americani" di Robert Frank.

Marco Innocenti

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Giovedì 21 Gennaio 2010, concorsino intercircolo Fotoclub Misericordia - Gruppo Fotoamatori Pistoiesi.
L'invidia e un leggero livore mi assalgono per la netta vittoria riportata da Marco Magrini e Maurizio Aguanno.
Ingiusta potenza del digitale...!
Tristemente mi avvio verso l'uscita, mentre Pierluigi Lottini (presidente del locale club fotografico) snocciola con voce trionfante la classifica finale e il cognome Innocenti viene da lui ricordato solo per una scanzonatissima buonanotte.
Sullo scaffale vicino all'uscita vedo appoggiati una serie di DVD ancora incellophanati dal titolo "Fotografia Italiana, cinque film per cinque grandi fotografi".
Incuriosito domando di che cosa trattino questi Cdrom e qualcuno mi risponde che sono monografie dei più grandi autori italiani di fotografia curate dalla cineteca di Bologna e dall'agenzia Contrasto.
Una garanzia culturale per il settore fotografico.
Allettato da tali confezioni e immaginando i contenuti da "Alice in Wonderland", mi affretto a domandare da quali fonti, quali misteriosi canali, da che pusher hanno avuto questi "stupefacenti" contenitori di effetti speciali.
Mi risponde Marco Tanteri con sguardo compiaciuto, dicendomi che li hanno richiesti ad un giornale di fotografia e che però sono rapidamente esauriti, assicurandomi poi che i DVD sono veramente bellissimi ed emozionanti.
Saluto, scendo le scale tristemente e mi avvio verso l'uscita.
Che serataccia!!
Sabato 30 Gennaio 2010
Spinto dalla folla in religiosa processione in una mattina di mercato per le vie della mia fredda Pistoia, entro in una nota libreria della città, e dopo un caffè corto, e un lungo attendere dello scontrino, salgo le scale e mi "intrufolo" tra gli scaffali di libri fotografici abitualmente da me visitati. Tra i libri di Capa, di Steve Mc Curry e i nudi di Helmuth Newton, scorgo, lì sulla destra, due occhi furbi immersi in un viso da "neorealismo" e come un'icona, un'apparizione miracolosa mi rendo conto, poco dopo, di stringere tra le mani il numero 2 della monografia dei Grandi Fotografi Italiani!!
Scendo le scale con Berengo Gardin stretto sotto il braccio e non credo alle mie orecchie quando la commessa, alla cassa, mi assicura che mi avrebbe procurato gli altri quattro nel giro di una settimana!!
Una volta a casa è stato veramente difficile uscire dal "nirvana" dopo la visione di tali capolavori ed è per questo che alla nostra assemblea del gruppo ho proposto una serata al mese di "Cineforum" con eventuale dibattito finale su questi grandi cinque autori: Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mimmo Jodice, Franco Fontana e Gabriele Basilico avranno tantissime cose da svelarci e ci racconteranno tanto di questo meraviglioso mondo che è la fotografia.
Magnifica serata quel giovedì sera al Fotoclub Misericordia dove sono arrivato tra gli ultimi...

"...Eppure per me e per te a 75 anni suonati la conquista non è ancora evidente. Ci sembra ancora che quello che mostriamo è il soggetto-quando in realtà mostriamo noi stessi- e non riusciamo a staccarci da questa vecchia idea.
"Meno male", dirai tu, e forse è effettivamente meglio così.
Forse anche Raffaello e Michelangelo pensavano più al Cristo o alla Vergine, che al colpo di pennello con cui lo dipingevano - ed era molto meglio così anche per loro!
"
Tratto da: Cinque, dieci, venticinque foto - Conversazione di fotografia tra Frank Horvat e Gianni Berengo Gardin.

Le ultime quattro righe mi sembrano la migliore presentazione della serata del 2 Aprile 2010 dedicata alla visione del DVD di Gianni Berengo Gardin "Grandi fotografi italiani".

Marco Innocenti

Il fotoamatore - n°2 marzo/aprile 1986 - copertinaRiportiamo di seguito l'articolo integrale del nostro caro socio onorario Giovanni Barbi pubblicato con il titolo "Didattica sulla lettura fotografia" su "Il fotoamatore" numero 2 del marzo/aprile 1986, con allegate anche le stesse fotografie di una nostra ex socia (Rossella Baldecchi) presenti in quelle stesse pagine.

È stato sorprendente dopo tanti anni ritrovare questo articolo e scoprire come ancora oggi nei suoi contenuti sia così attuale. Proprio per questo, anche in omaggio del carissimo Giovanni, lo riproponiamo oggi. 

Un aereo in volo / il rumore del jet / il frangersi delle onde / il canto lontano di un usignolo / il frusciare del bosco / il suono di una campana / il canto di un gallo nella valle / il bisbigliare del confessionale / la luna che splende nel cielo / un bambino che corre con il gelato in mano / il lento discendere del crepuscolo / la fila delle auto ferme al semaforo / un clacson dietro la finestra chiusa / una canzone napoletana all’ultimo piano / il frusciare delle gomme sulla pioggia / il grido della folla ad una partita / i bagliori simmetrici dei lampioni / un cane che abbaia correndo...

Voglia di fuggireLeggete queste frasi lentamente, una alla volta e vi accorgerete, senza volerlo, di aver costruito nella vostra mente una immagine, più o meno nitida, ma tutta personale.
Infatti se chiediamo a diverse persone di descrivere l’immagine pensata, nessuna di queste sara uguale all’altra.
ll processo individuale di costruzione dell’immagine è la grande forza della creativita.
Quando arriveremo ad avere, per dieci persone, dieci immagini uguali, il mondo non avrà più ragione di essere e l’uomo sarà soltanto un ricordo.
E così la fantasia creativa si sovrappone al mondo dei sogni, alla violazione delle regole formali che comportano altre regole fisiche, che comportano altre regole morali e così via, come scatole cinesi, una dentro l’altra.
Nel nostro corpo (la scatola grande) tante immagini di se stessi, del proprio pensiero, delle proprie paure, dei propri desideri.
Difficile e doloroso aprire la prima scatola, soltanto guardarla (pochi accettano il proprio corpo) fa male, struggente e lancinante il sollevare i coperchi delle altre scatole, sempre più piccole, alloggiate nei recessi della mente.
E noi siamo trasparenze danzanti in una dimensione indefinita, senza sopra né sotto. Forse, quelli là, siamo noi, i più veri, i più sinceri, ma tanto lontani.
SognoE allora la macchina fotografica recupera brandelli di vita definita e li incolla, con pazienza e minuzia, uno sugli altri per inventare un altro mondo, per imbrogliare il pensiero a credere che la fantasia sia un’altra cosa dalla realtà nascosta.
È soltanto tecnica fotografica - diciamo a noi stessi - non ci credete, applauditemi per la mia bravura!
Ma la macchina fotografica non è uno strumento meccanico!
L’aereo che sfreccia nel cielo porta il pilota dove il suo desiderio vuole.
E la macchina pensante inventa programmi impostati dall’uomo.
Quella casa che non c’è è un desiderio o una acrobazia di camera oscura?
Allora apriamo i nostri dubbi e, come un baule dimenticato, togliamo le cianfrusaglie della paura. Quella infantile, adolescenziale, di aduIto... manca qualcosa!

Pensiero surrealeE la macchina continua a comporre vuoti di immagini, cieli senza dritto o rovescio, fantasie.
Quante cose può raccontare la fotografia.
Ma come i geroglifici egiziani, ancora non possediamo il vocabolario.
Noi le chiamiamo semplicemente fotografie!

Quale migliore testimonianza della bellissima giornata trascorsa insieme delle foto scattate durante la visita che il G.F. La Rocca di Castenaso ci ha fatto il 17 Maggio 2009.

Al mattino ci siamo divisi in due gruppi, uno si è diretto al padule di Fucecchio per un'escursione naturalistica, l'altro ha visitato la città di Pistoia. A pranzo ci siamo ritrovati tutti quanti al circolo di Bonelle per degustare la fantastica bistecca!

Nel pomeriggio abbiamo ammirato e commentato le immagini dei fotografi di Castenaso in un'atmosfera serena ed amichevole ma anche stimolante dal punto di vista fotografico. Che bello condividere questa passione!

Fotografie di Luca Brancolini e Daniele Tirenni

Sono passate due settimane dall’incontro con Francesco Florenzi, ospite presso la sede del GFP venerdì 10 Aprile, e le sue foto sono ancora tutte ben impresse nella mente: sagome di uomini persi in lunghi corridoi, chi va su e giù con un carrello e chi preferisce stare per terra in un angolo, nascosto, mimetizzato con il niente; uomini appoggiati al muro, uno di fronte all’altro ma distanti, piegati a fissare il pavimento; occhi spalancati che attraversano un vetro su cui è riflesso un cortile desolato; e poi un cane che ringhia inferocito chiuso in una gabbia e che smuove ancor più il pensiero, forse perché mostra in modo così evidente i risultati dell’abbandono, del maltrattamento, della violenza, o forse perché così umano, così simile al ritratto di chi ha subito un pari trattamento e urla la propria solitudine; una lunga ombra, quasi fosse il prolungamento della sagoma che la proietta alla luce della finestra di una stanza buia, uno sguardo perso a guardare farfalle che non esistono e infine, in questi posti nati per curare i più bisognosi, la solitudine di una sedia lungo un muro esterno, dove neanche i gatti trovano riposo.

Sono solo alcune delle tante foto portate da Florenzi, scattate alcuni anni fa in diversi centri di cura delle malattie mentali in Liguria, Toscana e Sicilia.

Tante foto sono mosse o sfuocate con il doppio effetto di rendere le persone ritratte come se fossero fantasmi e di creare in chi le guarda un senso di indeterminatezza e di confusione ma allo stesso tempo di una maggiore immedesimazione. Tutte in bianco e nero, scelta obbligatoria per rappresentare un posto dove non esistono colori né sfumature e che identifica il carattere dello stesso Florenzi, fotografo che infatti scatta solo in bianco e nero.

Durante la serata non c’è stata tanto una discussione sulla tecnica usata; le domande sono state tutte rivolte a capire la spinta che ha portato ad indagare una realtà così difficile e i sentimenti provati e le impressioni avute da Florenzi nel visitare questi posti. È nato il tentativo di dare una interpretazione alla sequenza di foto che vede, in una prima parte, degli scatti rivolti a indagare attraverso gli occhi della normalità il tema della pazzia e, in una seconda parte, una introspezione dell’autore alla ricerca di sé. È questa solo una delle tante interpretazioni e giustamente Florenzi, non svelando del tutto la propria visione, ha lasciato liberi ognuno di noi di dare il proprio significato alla serie di foto.

Le foto viste hanno sicuramente portato tutti a riflettere su quanto sia stato folle tollerare così a lungo la separazione tra “sani” e “pazzi” con la chiusura di questi ultimi nei manicomi. In una società dove cambiando i nomi si spera di cambiare le cose, dove si rifanno le facciate e non le fondamenta, si è forse pensato di abolire i manicomi chiamandoli “ospedali psichiatrici”. Non so quanto l’abolizione dei manicomi con la tanto discussa legge Basaglia del 1978 abbia anche abolito certe pratiche “curative” inaccettabili. Inoltre, quali i confini tra follia e normalità? Non è forse vero che “siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia” (Marcel Proust)? E con quali parametri è possibile misurare la follia umana?

Il tema è immenso e le foto di Florenzi , così forti e che difficilmente si dimenticano, non hanno solo suscitato una emozione, stimolato un pensiero o portato tutti, magari solo per un attimo, a riflettere su un mondo ancora da esplorare, la nostra mente, ma hanno anche invogliato a conoscere ulteriormente l’autore e a vedere altri suoi lavori.

D’accordo con il nostro ospite sul fatto che le foto chiuse in un cassetto perdono di senso, ci auguriamo che questa serie di foto possa superare gli ostacoli burocratici e l’indifferenza dei molti per trovare più ampi spazi e un numero sempre maggiore di spettatori.

Ringraziamo Francesco Florenzi per il tempo dedicato al GFP e aspettiamo di vedere la serie di foto su “Auschwitz”…ma soprattutto sue foto future!

Lina Caprio

Una serata diversa, varia, affascinante è stata quella che ci ha regalato Riccardo Cocchi lo scorso 8 maggio ed il cui filo conduttore potrebbe essere il “viaggio” alla scoperta  di luoghi lontani, ma soprattutto dell’invisibile vicino a noi.

Le “Anime delle acque”, una serie di stampe in cui si colgono gli echi di racconti lontani e di suggestioni degli antenati, non sono certo le petrarchesche “chiare, fresche, dolci acque”. Riccardo, infatti, osservando i riflessi in un ruscello, è riuscito a cogliere, con il suo obiettivo e la sua acuta capacità di osservatore, forme, volti, silhouette. Il tema  è originale e ci ha coinvolto per la validità del racconto e della realizzazione, facendoci rivivere visivamente le “corrispondenze” liriche di Baudelaire.

L’autore ci ha poi presentato il portfolio “Sguardi nei suoi occhi “dove volti, apparentemente inanimati, ci osservano e ci parlano. Come nelle “acque” anche qui tutto si ravviva, ma attraverso un processo opposto e ciò che è statico diventa dinamico.

Riccardo ci ha condotto, quindi, alla scoperta dell’altrove geografico in India ed in Iran.

L’India è stata presentata con stampe in bianco e nero che esaltano l’intensità spirituale di alcuni riti compiuti al sorgere del sole nelle acque del Gange.

La proiezione sull’Iran, iniziata con le immagini dell’antica e leggendaria Persepoli, ci ha mostrato Teheran, con le sue contraddizioni, i suoi usi, i suoi colorati e vivaci bazar. Il viaggio è proseguito nell’Iran rurale, attraverso la quotidianità della povera vita dei suoi arcaici villaggi. La narrazione si è conclusa con una serie di bei ritratti, omaggio alla donna iraniana.

Grazie Riccardo, ti aspettiamo con nuove sorprendenti immagini.

Tiziana Pellegrini

A distanza di qualche anno dall’enorme successo della sua ultima proiezione, venerdì 27 febbraio 2009 è tornato ospite del GFP l’amico Claudio Calvani ed i locali dello spazio Mèlos, messi cortesemente a nostra disposizione dal Comune di Pistoia, presentavano un colpo d’occhio davvero straordinario. La presenza dei fotografi, dei naturalisti e dei numerosi spettatori che non hanno voluto perdere l’occasione per vedere o rivedere di nuovo le stupende immagini del fotografo di San Miniato, ha dato alla serata l’insolito sapore di un evento culminato nel tripudio finale degli applausi scroscianti.

Claudio ha abbinato gli scatti che lo hanno reso celebre nel mondo ad altri di più recente realizzazione e così, in un magico racconto per immagini che ha carpito l’attenzione e portato lontano la fantasia, i suoi paesaggi hanno mostrato gli stessi colori e le indicibili sfumature di famosi quadri del passato mentre le farfalle, i pipistrelli od il martin pescatore ci sono stati svelati nei loro volteggi più reconditi e sconosciuti.

Se a parlare di Calvani fotografo sono i numerosi premi e gli importanti attestati ricevuti in varie parti del mondo, in questa occasione è stato ancora, ulteriormente apprezzato quel suo duplice ruolo di esperto naturalista e di affabulatore appassionato che, soprattutto narrando le sequenze uniche ed incredibili delle virtuose acrobazie degli animali più piccoli e nascosti, ci ha permesso di capire come quelle immagini abbiano richiesto una dedizione, un ingegno, una perseveranza, un’abilità, una sapienza fotografica ed una conoscenza scientifica che sono prerogative specifiche ed indiscusse di chi, catturando l’attimo nell’essenzialità dell’azione, si fa testimone dei preziosi soffi della natura attraverso un racconto lucido, personale ed attento.

C’è chi per stupire gli altri o semplicemente se stesso fotografa viaggiando in paesi lontani all’agognata ed assurda conquista dell’ignoto: per fortuna di tutti, lui, fotografo da tanti anni, ha invece scelto strade libere e diverse che, non mascherate dall'ipocrita etichetta di una falsa e paradossale ricerca, continuano ad emozionarlo motivandolo a scoprire od a rinnovare la sorpresa anche in luoghi vicini e conosciuti come quegli straordinari angoli della Toscana che lo affascinano sempre, al solo mutare delle stagioni.

In attesa che torni a mostrarci nuove e meravigliose immagini del suo stupendo racconto senza fine, è da queste brevi note che il GFP intende ringraziare Claudio e quanti, con la loro presenza, hanno contribuito a dare degna cornice alla serata e giuste motivazioni al nostro impegno di riportare a Pistoia un grande autore della fotografia naturalistica.

Carlo Bartolini


Invito alla proiezione di venerdì 27 febbraio 2009

Su invito del Gruppo Fotoamatori Pistoiesi, venerdì 27 febbraio alle 21.30 (ingresso libero, locali Mèlos di via dei Macelli) l’amico Claudio Calvani presenta una proiezione di immagini naturalistiche.

Il fotografo di San Miniato, vincitore di oltre 260 premi internazionali, torna nella nostra città a distanza di qualche anno dall’enorme successo della sua ultima presentazione e questo è certo un gradito evento per tutti i fotografi ed i naturalisti che possono di nuovo vedere le sue famose foto.

Nel 1994, al concorso “Photographer of the year” del British Museum di Londra, è stato l’unico italiano dei 43 finalisti premiati fra 12.000 professionisti di tutto il mondo. Lo stesso anno entra nei Top 25 della classifica internazionale P.S.A. (Photographer Society of America) ed è il primo italiano a vincere il Gran Prix “Nikon Photo Contest International” in Giappone fra 7.996 partecipanti e 39.303 fotografie presentate. In 25 anni di attività ha esposto in più di 100 mostre personali collaborando a libri fra cui figurano i quattro da lui pubblicati mentre al museo degli animali notturni del Centro Parchi di Roma, l’ente autonomo che gestisce il Parco Nazionale d’Abruzzo, è presente con 20 foto.

Ha vinto tre volte la coppa del mondo di fotografia naturalistica: nel 1999 a Kuusamo in Finlandia, nel 2001 a Joannesburg in Sud Africa e nel 2006 a Rovigno in Croazia.

Nel 1996 è stato insignito dell’onoreficenza di Artista e nel 2000 di Excellente de la Federation International de l’Art Photographique F.I.A.P. Espone permanentemente presso l’Art Photo Atelier di San Gimignano mentre, collaborando con agenzie e riviste naturalistiche italiane e straniere, continua a pubblicare foto su copertine e periodici di tutto il mondo.