GFP - Gruppo Fotoamatori Pistoiesi

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BENVENUTO AL GRUPPO FOTOAMATORI PISTOIESI

Il GFP - "Gruppo Fotoamatori Pistoiesi" è una libera associazione volta a diffondere la conoscenza e la pratica della fotografia.

Gli scopi primari del GFP sono:

  • organizzare incontri nella sede dell'associazione per scambiarsi idee, opinioni, ed esperienze in ambito fotografico anche tramite relazioni con altre Associazioni aventi la stessa finalità;
  • diffondere la fotografia in tutte le sue forme, anche mediante l'organizzazione ed il patrocinio di mostre personali e collettive, corsi di fotografia, incontri e qualsiasi altra iniziativa finalizzata ai medesimi scopi;
  • essere parte integrante della realtà culturale pistoiese, partecipando in piena autonomia.
Il GFP si riunisce generalmente tutti i venerdì alle ore 21.30 presso la Circoscrizione 1 del Comune di Pistoia in via dei Cancellieri 30 a Pistoia.

Chiunque interessato alla fotografia in tutte le sue sfaccettature, o anche un semplice curioso, è il benvenuto alle nostre serate.

Se volete conoscerci meglio veniteci a trovare; nel frattempo scoprite chi siamo leggendo qui.

Mostra Retrospettiva di Giovanni Barbi - dal 19 maggio al 3 giugno 2012

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Il Gruppo Fotoamatori Pistoiesi organizza la Mostra Retrospettiva di Giovanni Barbi presso il Residence ArteMura di Pistoia.

Inaugurazione Sabato 19 maggio ore 18,30.

Allegati:
Scarica questo file (Locandina.pdf)Locandina.pdf[ ]1277 Kb

Il demone nero e l’angelo laico

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altL'immagine sul manifesto è diventata l'icona della scena che identifica un celebre film dei fratelli Taviani: "La notte di San Lorenzo".

La battaglia in un campo di grano mette di fronte, sotto il sole, partigiani e fascisti con spari, feriti e morti che quasi non danno il senso della violenza poiché i combattenti si conoscono come fratelli, condividendo la vita in quei luoghi. Nelle assurde atmosfere di quella guerra violenta, la piccola Cecilia è testimone dello scontro e, ricorrendo a una filastrocca, ne ha una visione epica e fantasiosa; per lei tutto avviene come in una fiaba dove il nemico in camicia nera uccide il vecchio contadino, per poi essere colpito e trafitto dalle lance scagliate dai suoi amici che indossano gli stessi elmi e le scintillanti corazze degli eroi omerici. Così se il mancato gesto di aiuto al compaesano per sferrare il colpo a tradimento (triste prerogativa di ogni guerra civile) consegna alla memoria l'immagine di un'assurda guerra fratricida, le lance che trapassano il torace del giovane inginocchiato, impedendogli di cadere persino nell'attimo della morte, simboleggiano l'ultimo affronto, quello dell'opprimente peso dei giavellotti che obbligano a terra il giovane, come fosse un demone nero a cui non è più permesso nemmeno di volare.

Un salto temporale nonché spaziale.

altCimitero Comunale di Pistoia: fila n°2, loculo n°247. La lapide custodisce ciò che di Giovanni Barbi ancora rimane e su di essa è impressa una foto da lui scattata, che il GFP ha riprodotto per fargli dono e tramandarne la memoria.

La posa è identica a quella del giovane trafitto dalle lance ma, in questa immagine, la modella-amica-sorella perde l'identità che Giovanni, nel sottile gioco delle intese, aveva in altre foto raccontato attraverso la bellezza di una figura o di un volto. Qui solo linee, ombre e grafismi in un chiaro-scuro che sfuma e si rafforza per esaltare quello slancio estremo, verso una definitiva serenità. Anche il volto è privo di riferimenti e rafforza la presa delle mani, nel gesto proteso e liberatorio; mentre le braccia, bloccate all'indietro, assumono i connotati di un paio d'ali che sembrano far volare quell'angelo laico in una dimensione senza dolore.

Non so se questa lettura di due foto involontariamente simili, scattate in momenti estremamente lontani ed in situazioni insospettabilmente diverse, mi porterà condivisione; ma poiché la memoria non è ferma ad aspettare chi non la chiama mai, mi piace ricordare così queste due immagini che la mente associa per la forza di raccontare una sublimata analogia del distacco.

E neppure so se Giovanni sarebbe d'accordo. Ma, ovunque adesso si trovi, non me ne vorrà certo per questo...

Carlo Bartolini

Massimiliano Leggieri, fotografo di emozioni

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Presentare un amico a chi non lo conosce è facile, parlarne a chi sa tutto del suo essere fotografo è, viceversa, arduo; ma le sfide del pensiero mi piacciono, e allora eccomi a raccontare Massimiliano Leggieri e la sua serata al GFP.

Massimiliano Leggieri al GFPMassimiliano l'ho conosciuto una decina d'anni fa, quando (per fortuna di tutti) la Fotografia lo aveva sottratto alla Musica con il pretesto di soddisfare il suo inappagato desiderio di raccontare e di raccontarsi in modo sempre diverso e comunque insolito. Erano i suoi primi approcci con la reflex e li ho vissuti nelle serate in cui esprimevo, come ancora succede, un parere da giurato al concorso interno del suo Fotoclub.

Mi piace disquisire su una foto per motivare le mie sensazioni e ricordo che spesso, nel concitato, seppur amichevole, confronto del "dopo gara", sollecitava il silenzio per la voglia di ascoltare e capire il mio pensiero. Ciò mi ha sempre onorato e, benché non gliel'abbia mai detto, era per questo che continuavo a parlargli volentieri, tornando con lui verso casa. Il tempo di quell'improvvisata camminata notturna però non bastava mai e riuscivamo ad interrompere l'appagante scambio di opinioni solo a tarda ora, quando le nostre strade si dividevano, dopo una lunga fermata davanti alla saracinesca ormai abbassata del solito bar.

Ho sempre gradito parlare con lui perché i suoi pareri sulla Fotografia non sono mai banali, né approssimativi. Né, d'altra parte, lo sono i suoi scatti. Certo, in questo tempo (relativamente breve) il suo modo di fotografare è molto cambiato; però bravo lo è stato fin dalle prime foto per strada, quando catturava scorci e attimi metropolitani, finalizzando l'inquadratura alla sintesi e il taglio della luce alla particolarità.

Una esigente e spesso insoddisfatta voglia d'interpretare situazioni diverse lo ha inevitabilmente portato a esplorare nuovi orizzonti; sono così arrivati i bronzi che il gioco del chiaro-scuro ha animato di vita e, successivamente, i paesaggi in bianconero, contaminati dalle stesse atmosfere del suo io più profondo.

Insaziabile, ha voluto poi fotografare gli angusti spazi dell'abbandono e i reconditi luoghi della solitudine; ed è appunto lì che, fugaci figure e diafane presenze, gli hanno palesato un ricordo lontano, nel disagio di un anonimo presente. Lui ne ha catturato ogni minima sfumatura e venerdì sera ha liberato quelle essenze per farci conoscere il Riflessivo e il Sognatore, il Mite o il Folle raccontando così, gli stupori e le verità di un fotografo di emozioni.

Spero solo che la Musica non lo prenda di nuovo con sé...

Carlo Bartolini

foto di Alberto Ghelardini

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